Danilo Maestosi
Danilo Maestosi
Danilo Maestosi

Lunedì 9 Giugno ore 18:30 - Venerdì 27 Giugno 2014. Galleria Lisi, Via Flaminia 58, Roma
Orario: dal lunedÌ al venerdÌ ore 17.00 - 19.30 (chiuso sabato e festivi)

Nell'ambito delle iniziative promosse dall'Associazione AOCF58, la mostra dal titolo Oltre la definizione, progettata e curata da Ida Mitrano, intende proporsi più che come evento espositivo come mostra-incontro sulle problematiche di fondo che oggi non possono più essere ignorate ma che, anzi, richiedono un necessario confronto sullo stato dell'arte contemporanea. In tal senso, l'evento espositivo si caratterizza in primo luogo come dibattito attraverso il dialogo tra due artisti, Ennio Calabria e Danilo Maestosi, e le loro diverse ricerche. Un dialogo tra differenti modus operandi e differenti approdi di cui le opere sono espressione diretta e autentica.
La curatrice vuole rivolgere l'attenzione alla definizione dei linguaggi dell'arte e sottolineare l'urgenza di affrontare una ri-definizione di certe categorie che oggi non sembrano più identificare le varie realtà della pittura. In tal modo, intende porre la questione se abbia ancora senso parlare di astratto, informale, concettuale, figurativo o se invece l'attuale stato delle cose non imponga nuove identificazioni e, di conseguenza, nuovi parametri di giudizio. Non è un caso che la mostra focalizzi l'attenzione su due linguaggi pittorici diversamente connotati ma che presentano la stessa tensione: Calabria verso la forma, una figura metamorfica che rende inadeguato il termine "pittura di figurazione", Maestosi verso la restituzione di un soggetto, dichiarato nel titolo dell'opera, intuito, forse riconoscibile nelle forme, che sembra contraddire il concetto di "pittura astratta".
I generi stessi e i loro significati appaiono superati nel diverso panorama artistico del XXI secolo, e probabilmente anche prima. Guardare oltre la definizione è l'intento della mostra-incontro per riflettere anche sulla necessità dell'opera e dell'artista, sulla differenza tra valore espositivo come operazione del sistema dell'arte e valore in sé dell'opera, sui rapporti tra arte e creatività.
Calabria e Maestosi sono stati invitati a presentare solo due lavori in quanto input visivo fortemente identificativo del loro processo creativo. Più che dare spazio visivo alle loro ricerche, la curatrice si propone, in tal senso, di dare voce al "dialogo a due" e all'arte.


Ennio Calabria, Danilo Maestosi. Pittura segnaletica, pittura sensitiva
Pur riconoscendo il valore del linguaggio, ritengo che il pensiero critico debba essere potenzialmente duttile, non dogmatico, non assolutistico nell'entrare in relazione con il processo vivo del fare artistico, non sovrapporsi quindi all'opera come griglia interpretativa a propri, ma disporsi in quello spazio-condizione che io chiamo "ascolto dell'opera". Un critico deve saper varcare quella soglia e interagire con i diversi input provenienti dalla tela per svelare la rete delle relazioni non dichiarate che costruiscono l'opera stessa. Significa stabilire una connessione con l'indeterminatezza dell'opera, con quegli elementi percepibili del "non conosciuto" che sfuggono anche all'artista, pur se generati dal suo gesto creativo.
Il critico, prima ancora che leggere e interpretare l'opera attraverso la lente di una teoria della critica che la supporti o la neghi in rapporto alla storia dell'arte, deve entrare in merito a ciò che appunto "sfugge" e che rende quell'opera, prima ancora che portatrice di un senso che `; già un passaggio successivo, "mistero". Compito del critico `; individuare quei segni trasmettitori del DNA della contemporaneità, quegli input che fungono da link per accedere ad altro, innescando un'interattività con l'opera oltre le definizioni, oltre le categorie consolidate della storia dell'arte. Se il critico antepone l'autorità del già pensato, se non accetta ogni volta di morire in un certo senso concettualmente, allora quella connessione non scatta. Solo la libertà dal conosciuto, consente di aprirsi al "mistero", all'opera. Altrimenti le macchie, i segni, le materie che vivono sulla tela sono unicamente espressione di una capacità creativa cui, nella migliore delle ipotesi, `; riconosciuta una funzione linguistica ma del tutto ignorate sono le ragioni non previste del loro accadere sia che si tratti di astrazione o di figurazione. E allora l'opera `; raccontata, interpretata, ma non compresa veramente nel suo essere una "realtà autonoma". Una realtà che non coincide né con l'intenzione creativa dell'artista né con l'interpretazione del critico. In tal senso, l'opera non `; mai traducibile. Comprendere, come afferma Hans Georg Gadamer, non `; "mai solo un atto riproduttivo, ma anche un atto produttivo" purché, a mio parere, l'esperienza del vedere sia esperienza vissuta e il pensiero sia radicato nella vita, nel mistero che apre allo sconosciuto, al nuovo. Fuori da questa relazione, il pensiero muore. E' incapace di generare, di guardare oltre il definito, il già Le categorizzazioni dell'arte hanno determinato nel tempo grandi aggregazioni che oggi non corrispondono più alle diverse situazioni creative e, nel nostro specifico, alla pittura. Troppi consolidamenti che si connotano come grandi paludamenti. La questione `; complessa, difficile da affrontare ma rendersi conto dello scollamento tra teorizzazioni ormai datate, se mai comprensive fino in fondo delle diversità, e le trasformazioni in atto `; già un inizio. Così come accettare che nessuna verità `; inamovibile, consente uno sguardo nuovo sul contemporaneo.
Interrogarsi sull'arte e i suoi rapporti con un presente in continuo divenire rivela quanto da un lato ci si avvalga della commistione dei linguaggi per attualizzare il fare artistico, dall'altro rivela sempre di più quanto sia necessario ridefinire i linguaggi. In tal senso, per la pittura, significa porsi la questione se abbia ancora valore parlare di astratto, informale, concettuale, figurativo o se invece l'attuale stato delle cose non imponga nuove identificazioni e, di conseguenza, nuovi parametri di giudizio. Nel diverso panorama artistico del XXI secolo queste definizioni appaiono, a mio parere, inutili contenitori superati dalla realtà dei cambiamenti e dai caratteri inediti dell'epoca che hanno cambiato radicalmente non solo il modo di vivere, ma soprattutto il modo di pensare, di relazionarsi e, perfino, di emozionarsi dell'uomo contemporaneo.La pittura di Ennio Calabria e di Danilo Maestosi consentono di aprire un dialogo su queste tematiche. Un dialogo tra differenti modus operandi e differenti approdi di cui le opere sono espressione diretta e autentica. Due linguaggi pittorici diversamente connotati ma che presentano la stessa tensione: Calabria verso la forma, una figura metamorfica che rende inadeguato il termine "pittura di figurazione", Maestosi verso la restituzione di un soggetto, dichiarato nel titolo dell'opera, intuito, forse riconoscibile nelle forme, che sembra contraddire il concetto di "pittura astratta". In qualche modo, e in modo diverso, questi artisti Guardando Arcaica navigazione, opera di Calabria, l'uomo "volante" che taglia obliquamente la tela fuori dal tempo e dallo spazio, o in un altro tempo e in un altro spazio, `; l'icona della storia umana, del continuo progredire dell'uomo verso il nuovo, verso l'ignoto. Quel braccio così teso verso una realtà altra, quella mano messa così in evidenza mentre impugna il mouse sono, insieme ai segni che tracciano in alto un abbozzo di cervello, gli elementi espliciti della scissione della personalità umana a indicare che lo spostamento verso un diverso modo di vivere la contemporaneità non solo `; avvenuto, ma opera con modalità che sfuggono anche a noi stessi. Tuttavia, questo `; il nuovo status quo. E tra questo non essere più ed essere altro, `; il presente mutevole, dove nel continuo fluire della vita s'incontrano le diverse dimensioni Arcaica navigazione non `; un'immagine mentale ma un'immagine che vive. I diversi input sulla superficie spostano l'attenzione da una ricezione concettuale cui identificarsi a una condivisione che si attiva nell'istante in cui il campo di energia psicofisica del fruitore entra in rapporto con il campo psicofisico dell'opera dando spazio all'esserci. Per questa ragione, quella materia così trattata, quel contrasto di luce e ombra, segno della scissione in atto, rendono quel corpo silenziosamente potente nella circolarità di pensieri, emozioni, immagini altre cui lo spazio pittorico rinvia da un punto all'altro della tela. Calabria non racconta, né ricorre a codici già acquisiti. Al contrario, il racconto `; superato in quella circolarità che annulla la sequenza temporale. E ciò che sembra non avere alcuna ragione d'essere, si rivela invece funzionale all'opera, i cui equilibri non dipendono più dall'autorità dell'artista ma dagli accadimenti, quei segni, quelle macchie, quei grumi di materia, che autonomamente si determinano sulla superficie. Una "figurazione segnaletica" caratterizzata da input diversificati e aperti in Arcaica navigazione e, invece, immediatamente riconducibili al personaggio e, in tal senso, fortemente connotati e, perciò, tendenzialmente chiusi in Un volto e il tempo. Man Ray: l'altro senso della magia. In quest'ultima, opera più recente, tutto converge verso il corpo e dal corpo si dipana. Un corpo-forza che tutto inchioda. Canale energetico, passaggio tra dentro e fuori dove le diverse dimensioni della personalità di Man Ray sono simultaneamente presenti e mai raccontate.
Se in Ennio Calabria l'oggettività della figura `; resa attraverso il concorrere di input che sono coesi con il suo senso, senza per questo descriverla ma senza neanche perdere il rapporto con la realtà, il solo che garantisce la riconoscibilità, e dunque la condivisione, di quella figura, In Danilo Maestosi la forma `; stratificazione di vissuti non necessariamente espliciti quanto invece suggeriti dall'individuazione di un elemento fortemente aggregante del significato ultimo dell'opera. In quell'elemento trova forza espressiva la sua pittura, nel gesto che non traduce ma trasferisce nei segni l'urgenza di un'esperienza visiva, emozionale, culturale potenzialmente ondivisibile. E, infatti, in Uccellacci uccellini, sebbene il titolo orienti al senso dell'immagine, Maestosi non tende alla realtà oggettiva ma al substrato della vita, dove le cose sono percepite più che identificate, dove la forma `; apparizione di quel senso che si configura in segno primario. Quel rosso, quel becco che emerge su tutto esprime esattamente la contraddizione latente tra la necessità di superare la figura e la ricerca di una forma rappresentativa del senso. Contraddizione che rivela l'autenticità del processo creativo dell'artista, non finalizzato alla pura ricerca cromatica, materica o segnica ma alla verità delle cose cui sia Maestosi sia Calabria non si sottraggono. E anche quando la forma accenna a farsi figura come nell'opera, Il ritorno dell'eroe, la contraddizione non viene meno. La barca prende corpo, ma fagocitata dall'incalzare del ritmo della composizione, diventa elemento simbolo, visione di un immaginario dove realtà e irrealtà s'incontrano. Tra ciò che si `; vissuto e ciò che s'immagina di vivere, tra il tempo passato e il tempo che non si `; ancora concluso, Maestosi cerca il senso della vita e delle cose. Un dialogo che vuole silenzioso, intimo, tra sé Ennio Calabria, Danilo Maestosi. Non un confronto, ma un modo diverso per aprire una riflessione sulla pittura, le sue definizioni e la sua funzione, per gettare un ponte verso il futuro

Ida Mitrano



L'acchiappa nuvole
Credo che a riconsegnare alla pittura il senso e la necessità che in tanti, sposando l'estetica dello spettacolo e del rumore, le hanno negato sulla scena del contemporaneo, quasi fosse una lingua morta, sia la profondità da cui muove e a cui può arrivare. E'lì dove il linguaggio è magma di pulsioni in gestazione, e non si è pietrificato negli schemi della rassegnazione e dell'indifferenza, che un artista può riaprire varchi nella cortina che avvolge la societa' della superficie, strapparle orizzonti, direzioni possibili per misurare con la propria identità anche il mondo, il tempo, la storia.
La pittura come uno scavo, traiettoria tra il consapevole e l'inconsapevole, dal visibile all'invisibile, senza altra distinzione che l'urgenza e l'ansia di verità che guida attraverso detriti e stratificazioni, conquiste e naufragi, archetipi e icone. Archeologia, dunque.Ogni quadro una sfida: dove indirizzare il piccone, quando passare al setaccio? Comunque qualcosa di simile alla fede di un rabdomante,che dalle vibrazioni della bacchetta riconosce la presenza dell'acqua. E ridà luce al pozzo del mistero. Un po' come abitare il fondo della grotta immortalata da Platone. Le figure con il loro ancoraggio all'assoluto , al reale che appiaiono, si disegnano, come ombre, fantasmi, proiezioni, rigurgiti di ricordi personali o di memoria collettiva..Un richiamo alla vita e al vissuto che genera nei miei quadri- deformazione da scrittore-l'alito del racconto come punto di partenza, fuga verso l'astrazione. Non importa se l'opera dice di meno, di più, altro dal titolo che in genere la battezza. Se evoca un richiamo ad una figura o ne reclama l'assenza. Un gioco da acchiappanuvole, dar loro un nome è un arbitrio, ma come resistere alla tentazione?

Danilo Maestosi



Novità della vecchia pittura
Ma si può continuare a tirare il passante per la giacca e quando lui ti chiede: "che vuoi?", rispondere che non vuoi niente?
Può ancora la pittura continuare a mostrare, in una ormai noiosa reiterazione, le proprie arterie per dimostrare che, al contrario dei linguaggi digitali, la pittura `; un organismo vivo? Anche se quello fu un potente argomento giocato dall'informale per consentire alla pittura di contrapporsi all'egemonia crescente della foto - che le aveva tolto la funzione di consegnare al futuro l'immagine del presente - oggi appare solo un argomento di valore puramente concettuale. Non si può mostrare per un tempo infinito i muscoli, senza che qualcuno chieda alla fine: "beh, fammi vedere quanto sollevi". A Roma si dice: "sei bella ma nun balli".
Insomma la pittura deve tornare in campo, deve reintercettare la coscienza condivisa della propria nuova funzione, deve sostanzializzare la propria identità in rapporto e in concorrenza con la realtà apparente, che `; l'unica certezza condivisa nel sociale dalla parzialità delle coscienze individuali. Io sono un pittore figurativo che oggi perde i suoi ormeggi culturali, ma che ha bisogno non per scelta, ma per vocazione, di fornire a sé e al lettore un numero maggiore d'informazioni e d'indizi di quanto ne necessitino a un pittore astratto o a un artista concettuale. Il principio `; che l'invisibile si manifesta in relazione al visibile e l'inconscio ha bisogno del conscio per rappresentarsi. Penso che un'immagine del profondo riesca ad essere ciò che presume di essere, solo se inscritta in un'immagine identificabile del mondo. Penso che il conscio proponga e che l'inconscio risponda e penso che la vera risposta dell'inconscio sia intrinseca al principio di realtà e che abbia una densità direttamente proporzionale alla forza del nostro investimento sul conscio. Fuori da questa risposta simbiotica alla realtà, l'inconscio si falsifica in un gioco creativo attorno all'enigma. Domenico Guzzi raccontava che Freud disse a Salvator Dalì: "non apprezzo il suo inconscio, mala sua capacità di simularlo!". La pittura non `; come la musica che penetra con violenza senza chiedere il permesso. La pittura quando svolse una funzione sociale, cio`; quando riuscì a superareil limite dell'accoglimento della sola coscienza individuale, si servì dell'iconografia. L'iconografia era una sorta di radiografia interiore del potere sociale e, in rapporto ad essa, l'artista rendeva evidente la propria libertà dalle liturgie assiomatiche contenute nello stesso spartito iconografico. Gianfranco Ferroni diceva che un artista al quale s'imponeva, per esempio, il vincolo della crocifissione, era infinitamente più libero dell'artista contemporaneo che, aggiungo io, la società pone fuori dal rapporto con sé. Non esiste libertà senza sbarre, perché la libertà `; un bene relativo e mai assoluto. Ci si libera sempre da qualcosa o da qualcuno. Penso che la pittura può avere la potenza dell'erotismo che fa capitolare ogni principio di fronte alla forza dei sensi.
Così l'opera `; espressione del peso gravitazionale della vita che si oppone al percorso oleato delpensiero. Mentre il pensiero spesso si sostituisce alla realtà, la pittura invece fonda la propria forza testimoniale sugli indizi che il tempo svela.
Prima la società offriva alla pittura la propria immagine iconografica. Oggi, nell'attuale spaesamento, `; la pittura che offrirà alla società un profilo iconografico e la nuova icona sarà la definizione che proviene dallo spaesamento e da quella "saturazione anestetizzante" della personalità di cui parla Baudrillard che `; generata dall'eccesso di "dispositivi - tecnologici", per usare un'espressione di Mauro Vespa.

Ennio Calabria
UCCELLACCI UCCELLINI di Danilo Maestosi

UCCELLACCI UCCELLINI
di Danilo Maestosi
(2014)
tecnica mista su tavola
cm 85x85 cm
IL RITORNO DELL'EROE di Danilo Maestosi

IL RITORNO DELL'EROE
di Danilo Maestosi
(2014)
tecnica mista su tavola
cm 110x80 cm
ARCAICA NAVIGAZIONE di Ennio Calabria

ARCAICA NAVIGAZIONE
di Ennio Calabria
(2003)
acrilico su tela
cm 120x120 cm
UN VOLTO E IL TEMPO. MAN RAY: L'ALTRO SENSO DELLA MAGIA di Ennio Calabria

UN VOLTO E IL TEMPO. MAN RAY: L'ALTRO SENSO DELLA MAGIA
di Ennio Calabria
(2012)
acrilico su tela
cm 160x80 cm
Le terre dei ricordi
Adamo e la nuvola
Atlante inquieto
Trasfigurare
Oltre la definizione. Mostra-Incontro Ennio Calabria e Danilo Maestosi
Carnevale delle Arti
L'era glaciale. Innesti
Premio Sulmona
Giffoni Experience - Sempre giovani
Omaggio a Mattia Preti
Dalla Dolce Vita alla Vie en Rose
La Parabola - Ieri, oggi e domani
L'era glaciale
Miraggi
Giffoni Experience - La felicità
CO2 Uomo/Natura
Arte per la vita
3 anni di Archè
Caduta-Separazione
Come farfalle controvento
L'istinto ed il Gusto. Migrazioni: nuovi appunti
Noi credevamo
Identità liquide
Linkolors - Giffoni Film Festival
Piccola piccola...così, Biennale A.R.G.A.M.
Porte d'autore
Sulle orme di Marco Polo. Cento pittori italiani dipingono Hang Zhou
L'identità graffiata
S.O.S. Palma
In memoria della Shoah
Migrazioni - Appunti di un viaggio infinito
Migrazioni e naufragi
Giffoni Experience - Imago amoris, Poetica dei desideri
Viaggio in Italia
Concerto-Sconcerto
Muro contro Muro
Dipingi i silos
Premio Sulmona 2009
In concerto, Primaverile A.R.G.A.M.
La musica sotto la pelle / Atto II - Risonanze di un lago vulcanico
La musica sotto la pelle
Prendere posizione, Primaverile A.R.G.A.M.
Parabole
Non son solo canzonette
Le mille e una seta
Ukiyo e altri miraggi
Lunario
Isole
Grottesche
Paesaggi infiniti... (come un gioco di carte)
Mediterraneo e altri mari
Come ombre sui muri
Danilo Maestosi
Danilo Maestosi